31/01/2012 13:22 - Di: Cinzia Pelagalli
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Cinzia Pelagalli Tutor di Dipingere |
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Disegnare con il carboncino è la tecnica artistica più antica che si conosca; è vero, risale alla preistoria, quando gli uomini primitivi ricoprivano le pareti delle caverne con disegni, per lo più animali, realizzati con pezzi di legno carbonizzati.
Il carboncino è infatti un “gessetto” di carbone vegetale costituito da sottili rami di legno leggero e poroso, per lo più di salice o di vite, che vengono bruciati senza però raggiungere la combustione completa (in passato si bruciava la fusaggine, oggi difficilmente reperibile).
Viene da sempre utilizzato come mezzo d’espressione autonomo o intermedio per disegnare su tela, tavola e carta. Divenne per Daumier strumento d’elezione per i disegni dedicati alla vita quotidiana nella Parigi della seconda metà dell’Ottocento, usato per disegnare direttamente o per campiture sopra il disegno, ammorbidite con pennellate d’acqua, o con sovrapposizione di tratti o con velatura ad inchiostro di china. Fu impiegato da Millet e associato ad altri mezzi da Degas, Seurat, Renoir, Toulouse-Lautrec; anche Cézanne lo utilizzava per molti dei suoi schizzi preliminari.

Seurat, Ritratto di Signac; carboncino su tela, 1889
In quest’occasione ho avuto modo di trovare due disegni dallo stesso soggetto, realizzati sulla base di un esercizio proposto in uno dei fascicoli de Il piacere di Dipingere, interessanti entrambi al punto che mi sembra inevitabile un confronto.
Natura morta di Jeanne Hebuterne

La natura morta è un soggetto affascinante per chi si accosta al disegno, come anche alla pittura, e lo è anche per uno studio sul tema della composizione, che in questo disegno, anche se semplice, piuttosto equilibrata e interessante.
Alla base di qualunque tema pittorico sta il disegno che l’artista in questione ha saputo ben realizzare sintetizzando le forme naturali dei soggetti attraverso forme geometriche: il cerchio per le mele e la bottiglia mentre il rettangolo per il piano d’appoggio.
Muovendosi da questo schema iniziale ha realizzato una composizione dai marcati passaggi chiaroscurali.
Le diverse tonalità di grigio hanno permesso di modellare con cura, magari con le dita, quasi coccolando gli oggetti, accentuando i chiaroscuri e rispettando le zone più chiare e quelle lasciate bianche. Le ombre sono piuttosto intense definendo una fonte luminosa proveniente dal lato destro.
Sullo sfondo, la parete spoglia mette in risalto il soggetto in primo piano, anche se andrebbe rivisto a mio parere quell’alone scuro che circonda il collo della bottiglia, un po’ anomalo poiché rischia di mettere in discussione la natura della luce che avvolge le figure.
Anche i contorni delle figure sono a mio parere troppo netti, marcati, una leggera sfumatura avrebbe potuto rendere meglio la volumetria e lo spazio che essi occupano.
Esercizio Carboncino di sptore

Stesso esercizio ma diversa realizzazione per sptore. Il soggetto viene sintetizzato attraverso forme geometriche meno tondeggianti rispetto quelle di Jeanne Hebuterne, le mele sono sovrapposte ma non sono posizionate davanti alla bottiglia, bensì a fianco definendo giustamente ombre diverse. La luce riflessa sulla bottiglia andrebbe rivista e magari studiata meglio, così anche la bocca della bottiglia. Decisamente più curate, non solo per la luce, le mele, il cui contorno evidenzia volumetria e profondità di spazi.
La tecnica è stata realizzata sfumando le tonalità grigie, ma non troppo: l’artista sembra aver voluto realizzare un chiaroscuro a chiazze, forse in maniera eccessiva nella parete di fondo, contribuendo a una composizione dal tratto meno morbido della precedente ma pur sempre notevole dal punto di vista tecnico.
Quercia di Marilisa Menegatti

La velocità e l’immediatezza del segno sono le caratteristiche che si rivelano in questo bellissimo disegno che ritrae una maestosa quercia. Un getto continuo di segni si avvolge e si districa senza esitazioni e ripensamenti definendo la chioma dell’albero, mentre dei tratti più lunghi definiscono la superficie rugosa del tronco e dei rami che si confondono con i segni della chioma.
L’artista modella il chiaroscuro delle fronde rafforzando la pressione del tratto dove serve, magari incrociando i segni, mentre alleggerisce il tratto nelle zone più esposte a una luce, che in questo caso appare naturale e diffusa.
Anche l’erba accennata ai piedi della quercia si realizza attraverso una cascata leggera di segni veloci e paralleli che non evidenziando più nulla se non il soggetto nelle sua imponenza e longevità.











